martedì 6 novembre 2012

La scuola è nostra. Le regole le sciveremo assieme al Ministro.
I tagli apportati alla scuola in tutti questi ultimi anni non sono stati sufficienti. Neanche l’innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni pare sia stato sufficiente. Dopo aver stracciato parti rilevanti del  CCNL (Comparto Scuola) si decide unilateralmente di  innalzare le ore lavorative dei docenti a parità di salario.
Ora basta!!
Il Ministro dimostra non solo di non conoscere il mondo della scuola ma, di fatto, con i suoi provvedimenti sembra realmente volerla sfasciare.
Ai docenti  la responsabilità di difendere la loro professionalità (non riconosciuta), la loro scuola (luogo educativo per eccellenza, non soggetto per natura a vincoli orari), e non ultima, la loro stessa dignità.
Si invitano i docenti ad utilizzare questo BLOG per confrontarsi e raccordarsi su possibili iniziative concrete.

4 commenti:

  1. Comunicato delle OO.SS.

    Sciopero per l´intera giornata del 24 novembre, con manifestazione nazionale a Roma, preceduto da un nutrito pacchetto di iniziative che prevedono:

    • immediata sospensione delle attività non obbligatorie svolte nelle scuole dal personale docente e ata

    • assemblee in orario di servizio che si terranno contemporaneamente in tutte le scuole il 13 novembre

    • richiesta di incontro con i segretari dei partiti che compongono l´attuale maggioranza, per chiedere la cancellazione dal testo del disegno di legge di stabilità delle misure che, stravolgendo unilateralmente il contratto di lavoro, determinerebbero un forte aumento dell´orario di servizio dei docenti abbassandone di fatto le retribuzioni

    • presìdi presso le sedi politiche e parlamentari

    • sospensione delle relazioni sindacali col Ministero dell´Istruzione.

    Queste le decisioni prese dai segretari generali di Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Fgu dopo che nei giorni scorsi era andato a vuoto il tentativo di conciliazione sul mancato pagamento degli scatti di anzianità.

    Quella del riconoscimento dell´anno 2011 ai fini delle progressioni economiche e di carriera è la motivazione iniziale dello sciopero, a cui si sono aggiunte nel frattempo le misure contenute nel disegno di legge di stabilità, nei confronti delle quali è netto il dissenso delle quattro organizzazioni che, insieme, avevano a suo tempo rivendicato e ottenuto l´intesa per il graduale recupero delle anzianità "tagliate" dalla manovra economica dell´estate 2010.

    La sospensione delle relazioni sindacali col Ministero, che per l´inaffidabilità della controparte rischiano spesso di rivelarsi inconcludenti, è stata decisa per rimarcare in modo forte la denuncia delle pesanti invasioni di campo su materie contrattuali e la perdurante latitanza del Governo, che ha fin qui impedito l´avvio della trattativa all´ARAN per il recupero delle progressioni economiche.

    Sarà presto diffuso un documento che i segretari generali stanno predisponendo per una più articolata illustrazione delle motivazioni di un´azione sindacale che, assumendone il forte disagio e l´indignazione, punta a raccogliere ed esprimere la più vasta unità della categoria.


    CISL SCUOLA - Francesco Scrima
    UIL SCUOLA - Massimo Di Menna
    SNALS CONFSAL - Marco Paolo Nigi
    GILDA UNAMS - Rino Di Meglio

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  2. Dove nasce l’irritazione dei docenti
    Ciò che più ha irritato i docenti è stato l’aver visto misconosciuta la loro professionalità, sia in termini di quantità che di qualità di lavoro; l’essersi visti addebitare in prima persona la scarsa produttività di un sistema complesso come la scuola; l’essere stati diretti destinatari di un provvedimento che, anche linguisticamente, aveva la forma di un diktat e che, dall’oggi al domani e senza ombra di contrattazione sindacale e di tutela costituzionale, stabiliva che una certa categoria lavorativa avrebbe lavorato di più senza alcuno stipendio aggiuntivo e che le norme individuate non avrebbero potuto essere derogate dai contratti collettivi di lavoro (evidentemente, dissotterrare il buon vecchio “metodo Brunetta”, all’occorrenza, pare possa sempre rivelarsi utile).
    Ma ha soprattutto reso del tutto basiti i docenti l’aver il Ministro dimostrato di non conoscerli ancora e di aver anche tradito le aspettative dei tanti precari che non possono sperare in null’altro che nelle supplenze brevi per fare qualche punto, col rischio di doverli invece andare ad elemosinare presso qualcuno dei tanti “diplomifici” paritari o legalmente riconosciuti ma ancora illegalmente operanti sul territorio, soprattutto al Sud (istituti sulla cui “produttività” sociale e culturale stranamente nessuno invece si interroga mai); l’aver assunto comportamenti contraddittori come l’indizione di un concorso per precari in una scuola che, con insegnanti a 24 ore, non solo non avrebbe avuto bisogno per anni di alcun precario, ma avrebbe dovuto tagliare un notevole numero degli attuali insegnanti di ruolo.
    Ancora, ha indignato, offeso, fatto arrabbiare gli insegnanti l’aver il Ministero e l’intero Governo dimenticato che, in questi anni, la figura del docente ha avuto una evoluzione professionale legata all’evoluzione della nostra società, che l’ha visto caricarsi di competenze e responsabilità prima sconosciute. Non si può dire proprio al docente di oggi che lavora poco, nel momento stesso in cui lo si lascia (senza adeguata formazione e senza risorse e strumenti) a dover affrontare le nuove sfide culturali, sociali e professionali che si giocano sul campo della gestione delle classi multietniche, delle difficoltà e disturbi di apprendimento, delle nuove tecnologie, del contrasto alla controeducazione dei media, delle funzioni di supplenza educativa nei confronti di ragazzi provenienti da famiglie in crisi o socioculturalmente svantaggiate, nella gestione del bullismo o della violenza minorile presente nelle scuole, del raccordo fra scuola e mondo del lavoro, fra scuola e civismo, fra scuola e principi di vita basilari come la salute, l’ecologia, la legalità. In un lavoro in cui si tenta peraltro di svuotare ogni giorno con semplici “secchi” il “mare” di cattivi esempi e di pessima gestione della cosa pubblica che soprattutto il mondo politico, così desideroso di menare fendenti alla scuola, genera continuamente.
    Non si può chiedere tutto questo e nello stesso tempo affermare che la persona a cui lo si chiede, e che si lascia peraltro senza mezzi in questo lavoro, lavora poco e male o che è poco produttiva. Che deve pertanto lavorare di più e senza per questo ottenere alcuna retribuzione proporzionale. Era inevitabile che, ad andar bene, l’avrebbero presa per matto, signor Ministro.
    Adesso, con qualche cicatrice in più nella loro memoria recente e con molta fiducia in meno rispetto a qualche settimana fa, i docenti in Italia attendono quali saranno le prossime mosse del Miur.
    Le facciamo comunque i nostri migliori auguri, Ministro, ma è bene che ci diciamo con una certa franchezza che sarà difficile dimenticare in tempi brevi dove Le (o vi) era venuto in mente di portare la scuola nel tentativo di cavalcare il sempre seducente cavallo della demagogia. Col rischio, molto concreto, di rimanerne maldestramente disarcionati.

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  3. IO sono a favore di un orario settimanale di 36 ore, da farsi tutte a scuola - come avviene per tutti i pubblici dipendenti - e a 32 giorni di ferie (32 contati) - come avviene per tutti i pubblici dipendenti.

    Naturalmente pretendo che:
    a) al di fuori dell'orario di lavoro non sia obbligato a svolgere alcuna prestazione professionale, né di tipo didattico né di tipo amministrativo (leggi scrutini, riunioni, colloqui, corsi di recupero, corsi di aggiornamento, ecc.) - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    b) non sia costretto ad usare il MIO computer, la MIA stampante, la MIA carta, ma mi sia data una postazione personale di lavoro con PC, software e stampante e quant'altro necessita per l'espletamento della mia funzione - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    c) nei giorni in cui effettuerò il rientro pomeridiano abbia il diritto al buono pasto - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    d) non sia costretto a prendermi le ferie in ben determinati periodi dell'anno ma possa scegliere a mio piacimento, accordandomi con i colleghi - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    e) se dovrò frequentare un corso di aggiornamento, non sia costretto ad usare la MIA autovettura e non debba comprarmi a MIE spese pubblicazioni specialistiche di settore ma il costo sia a totale carico del datore di lavoro - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    f) il trattamento economico sia equiparato alla media dei paesi europei (visto che l'europa la tirano in ballo solo per giustificare sacrifici a favore di banchieri e affini) - come avviene di fatto per tutti i pubblici dipendenti.
    g) il contratto, una volta firmato, non possa essere stracciato/bloccato/congelato con atto unilaterale da parte del ministero - come avviene per tutti i pubblici dipendenti;
    h) fra i compiti che mi siano richiesti figuri esclusivamente la prestazione professionale di docente e non anche quella di assistente sociale, psicologo, surrogato dei genitori, applicato di segreteria, ecc.;
    i) fra le altre cose, sono anche d'accordo per una valutazione dei risultati di lavoro, in base alla quale determinare se il docente vada riconfermato o meno; beninteso - come avviene per tutti i pubblici dipendenti - la valutazione deve essere fatta come Dio comanda e non con le insulse provettine INVALSI che fanno una semplicistica fotografia istantanea dello stato di fatto: si faccia una valutazione sia del docente, sia delle strutture, sia del dirigente, sia del sovrintendente, sia del ministro. e la si faccia in ingresso, in itinere e finale. E se alla fine salta fuori che qualcuno (dal bidello al ministro) non ha adempiuto ai suoi doveri, lo si cacci via.
    Ma vuoi vedere che i capoccioni per primi non sono d'accordo?


    Mi fermo qui ma potrei anche arrivare alla lettera z).

    Se il ministro è d'accordo, io firmo subito.

    Sebastiano Goddi, docente IPSIA, Nuoro.

    P.S.: sulla scuola pubblica/scuola privata sarebbe meglio se ne avessimo una visione meno ideologica e più concreta: oltre ad essere una scelta di libertà educativa per le famiglie (e mi pare che ne abbiano buon diritto, a meno di non pensare ad una società del pensiero unico), lo stato ci guadagna e alla grande! Se tutti gli alunni delle scuole private si iscrivessero improvvisamente alla scuola pubblica lo stato sarebbe costretto a spendere MILIARDI (in nuove infrastrutture e docenze), altro che 250 milioni.
    Se invece stiamo parlando degli "diplomifici", sono d'accordo: basta una leggina e si aboliscono tutti e subito, assieme ai corsi di formazione fasulli/fantasma. E finito il chiasso.

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  4. Comunicare l’avventura dell’educare

    La questione degli insegnanti è andata in prima pagina e vi è andata in modo equivoco, come del resto interessa a chi vuole mantenere il mondo della scuola sul pendolo tra statalismo e corporativismo. Ma la questione posta è seria e chiede di essere presa sul serio e non ridotta.

    Ciò che più ha scatenato il mondo degli insegnanti è quello che ormai è conosciuto come lo scandalo delle 24 ore, ovvero la sciagurata idea di portare l’orario di lavoro settimanale da 18 a 24 senza alcun aumento dello stipendio. È un’idea su cui ormai il governo per bocca del sottosegretario Rossi Doria è determinato a fare dietrofront dopo che la Commissione Cultura della Camera ha già votato per la soppressione delle 24 ore. Rimane però, e Rossi Doria lo ha fatto più volte presente, la necessità di recuperare dal mondo della scuola 183 milioni di euro come chiede la legge di Stabilità.
    Questi 183 milioni di euro pongono così la vera questione, e cioè come venga considerata la scuola nel programma di risanamento dello stato che il governo Monti sta faticosamente realizzando.
    Ci sono a questo riguardo due osservazioni da fare che sono dirimenti e decisive.
    La prima è che la scuola non è una priorità di questo governo, come del resto è spesso stato nella politica italiana. Si parla di modernizzazione, di spese più razionali, di riduzione degli sprechi, tutte cose condivisibili, ma non è in questo modo che si ricostituisce la stabilità del Paese. C’è invece il bisogno di identificare i piloni portanti della nuova costruzione che si vuol fare. Per questo una domanda è prioritaria e viene prima della decisione da prendere sui 183 milioni di euro; è la domanda sul posto che la scuola occupa nella gestione del bene pubblico. È la scuola una delle priorità su cui la politica vuole impegnarsi per dare stabilità al Paese?
    La seconda osservazione riguarda la scuola stessa, una volta per tutte bisogna chiarire di che scuola si parli. Spesso nelle manifestazioni e nelle proteste che vengono svolte si parla di scuola pubblica in contrapposizione a quella privata, e con una ignoranza grave del Sistema pubblico di istruzione. Bisogna chiarire che la legge di stabilità è per la scuola pubblica, e la scuola pubblica in Italia è costituita dalla scuola dell’autonomia e dalla scuola paritaria, per cui una legge di Stabilità deve promuoverle entrambe. Questo pone la questione seria che da anni non si vuole affrontare, quella di realizzare contemporaneamente autonomia e parità, uscendo dalla intenzionalità in cui continuiamo ad essere.
    Tenere presenti queste due osservazioni è fondamentale per dare prospettive reali alla protesta che nel mondo della scuola è ormai arrivata ai limiti di guardia.
    Protestare non può essere far pagare a studenti e genitori la scarsa considerazione che gli insegnanti da anni portano sulle loro ampie spalle, protestare oggi è trovare il modo per comunicare la bellezza dell’educazione, la sua importanza per la crescita delle nuove generazioni, la sua decisività per la qualità della cultura nel Paese. Di fronte a forme di protesta che hanno come scopo quello di diffondere a macchia d’olio il disagio e la rabbia c’è bisogno che si faccia largo una protesta nuova, quella di chi vuole comunicare quanto sia affascinante insegnare.

    Protestare oggi ha senso se si coniuga con comunicare, se nei Collegi dei Docenti, nei Consigli di Classe, sulle pagine dei giornali, negli spazi televisivi si comunica quel gusto di vivere l’insegnamento che è presente in ogni ora di lezione.

    La forma più vera ed efficace della protesta è che si sappia dovunque ciò che un insegnante fa di appassionante in classe, che si parli dovunque dell'avventura dell'educare, che l'insegnamento diventi uno dei temi centrali del Paese, non solo le 24 ore, ma la bellezza dell'insegnare!

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